Tra Ravenna, a 10 km, e Bagnacavallo, a soli 4, sorge sulla riva sinistra del fiume Lamone, all’entrata della frazione di Traversara. Le sue origini sono poco documentate: secondo alcuni, la potente famiglia dei Traversari, assieme ai Da Polenta tra le più eminenti di Ravenna, avrebbe dato il nome al Castello dei Traversari, forse edificato da Teodoro I già nel 495 quindi uno dei più antichi della Romagna, situato al di là del fiume Lamone (o Amone, o di Raffanara) in vicinanza appunto del Castello di Raffanara che presidiava prima il guado e quindi il ponte sul Lamone. Per altri la fondazione potrebbe risalire attorno al 1100 nel periodo dei frequenti scontri fra Ravenna e Faenza. Va ricordato che nel XIII secolo il fiume rispetto a oggi era molto più vicino a Bagnacavallo e Traversara si trovava dalla parte di Ravenna; poi la zona era paludosa e sulla muratura esterna della Torre vi erano infatti degli anelli per legare le barche.
Nel 1171, i conti di Bagnacavallo, con alleati imolesi e bolognesi, pongono l’assedio a Faenza. I faentini, tuttavia, riescono a rompere l’assedio e catturano 700 prigionieri, fra cui il conte di Cunio – castello nelle vicinanze di Cotignola e del fiume Senio -, Ugolino, nonché la madre e il fratello di Malvicino il Grande, temutissimo dai ravennati. La zona è teatro di scontri fra Guelfi e Ghibellini fino alla fine del XIII secolo. Nel 1303 il Conte Pietro, Legato di Romagna inviato da Bonifacio VIII, non obbedisce all’ordine del Conte di Romena, ghibellino e Podestà di Bagnacavallo, di trasportare tutte le biade a Ravenna, e le fa invece ammassare nel castello dando l’impressione di volersi preparare alla difesa. Mentre le biade vengono caricate e inviate a Ravenna il castello viene incendiato dai ravennati e distrutto dalle fondamenta: i Traversari si rifugiano sull’Appennino tosco-romagnolo dove, per sostentarsi, esercitano il mestiere di fabbro ferraio, prendendo il nome di Fabbri.
Durante i lavori di restauro è stato ritrovato un mattone, proveniente dall’arco di una porta distrutta, su cui è inciso “1371”: potrebbe essere l’anno di fondazione o di rifondazione del castello e sarebbe congruente con le linee generali dell’edificio che ha le caratteristiche architettoniche di quel periodo.
Fino 1800 la Torre è appartenuta ai Conti Hercolani, quindi ai Conti Vitelloni di Bagnacavallo che alla fine di quel secolo la cedettero all’ing. Leonardo Rambelli, Magistrato alle Acque, che vi stabilì la sua residenza – in suo ricordo il tratto del Lamone che fiancheggia la torre fu chiamato “botta Rambelli”, come marcato su un cippo che si trova sull’argine. Da questi passò al pittore Giuseppe Rambelli, allievo del Fattori, che vi ha creato molte delle sue opere, poi al nipote Giuliano Bettoli e da questi, infine, al nipote Giorgio Morandi.
L’edificio oggi è ridotto alla originale pianta rettangolare (m16,25 x 9,00) ma era stato nei secoli adattato a civile abitazione con l’aggiunta di una estesa ala di due soli piani. Durante l’ultima guerra fu colpito da 127 granate d’artiglieria e subì gravi danni: l’ala bassa fu quasi completamente distrutta, mentre la torre vera e propria rimase eretta ma sventrata sullo spigolo est. Sopra la cavità rimase sospesa una grande massa instabile che rischiava di precipitare e non permetteva di eseguire opere di consolidamento lavorando in condizioni di sicurezza, per cui fu deciso di demolire i barbacani e abbassare la falda del tetto. Durante l’intervento di risanamento terminato nel 1999 non è stato possibile riportare la copertura alla forma e al livello originari in quanto la Soprintendenza ai Beni Storici di Ravenna ha ritenuto di lasciare una testimonianza degli eventi bellici subiti.
Spettacoli in questo luogo

Raphael Gualazzi
Raphael Gualazzi
Romagna in fioreQuesto sito utilizza i cookie per rendere migliore la tua esperienza di navigazione. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie secondo quanto descritto nell'informativa